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Osservatorio Media

Auditel e Audiweb: come si misurano davvero TV e web in Italia

admin
· · 6 min di lettura

Ogni mattina, poco dopo le dieci, le redazioni e i centri media italiani ricevono lo stesso file: gli ascolti Auditel del giorno prima. Su quei numeri si decidono palinsesti, si rinnovano o si chiudono programmi e, soprattutto, si spostano centinaia di milioni di euro di investimenti pubblicitari l’anno. Eppure pochi, fuori dagli addetti ai lavori, sanno come nascono. La misurazione dell’audience è l’infrastruttura invisibile del mercato dei media: vale la pena capire come funziona, perché chi compra o vende pubblicità ne dipende in ogni trattativa.

Auditel: un panel di famiglie e un meter sul televisore

Auditel non misura tutti i televisori d’Italia. Misura un campione: il cosiddetto superpanel, oltre 16.000 famiglie selezionate per rappresentare statisticamente la popolazione italiana per area geografica, età, composizione del nucleo e dotazione tecnologica. In ogni casa del panel è installato un meter, un apparecchio che registra secondo per secondo cosa sta trasmettendo il televisore e chi lo sta guardando, perché ogni componente della famiglia si “logga” con un pulsante del telecomando.

Da quel campione, con procedure statistiche di espansione, nascono i numeri che tutti citano: gli ascolti in migliaia (AMR, la media dei telespettatori al minuto) e lo share, cioè la percentuale sul totale degli individui che in quel momento stavano guardando la TV. La distinzione conta: un programma può crescere in share e calare in ascolti assoluti semplicemente perché la platea complessiva si è ristretta.

La società che produce questi dati è un consorzio: dentro Auditel siedono le emittenti, gli investitori pubblicitari (UPA) e le agenzie. È un equilibrio deliberato — il misuratore appartiene a misurati e misuranti insieme — pensato per garantire che nessuno possa piegare la metrica a proprio favore. Il sistema è inoltre sottoposto alla vigilanza di AGCOM.

La total audience: quando la TV non passa più (solo) dal televisore

Il problema degli ultimi anni è che “guardare la televisione” non significa più accendere il televisore. Streaming delle emittenti, smart TV, tablet, smartphone: una quota crescente di visione sfugge al meter tradizionale. La risposta di Auditel si chiama total audience: alla rilevazione del panel si affianca una misurazione censuaria dei dispositivi digitali, basata su SDK integrati nei player delle emittenti, che conteggia le visioni dei contenuti televisivi su tutti gli schermi connessi.

Per il mercato pubblicitario il salto è rilevante: significa poter confrontare, con una metrica omogenea, l’episodio visto in diretta sul televisore e lo stesso episodio visto tre giorni dopo in streaming sul tablet. Le campagne TV si pianificano sempre più su questa platea allargata, e chi pianifica deve sapere che i numeri “day after” raccontano ormai solo una parte della storia.

Audiweb e Audicom: la misurazione del web

Sul versante digitale l’equivalente storico di Auditel è Audiweb, oggi confluita in Audicom, la società che misura l’audience online italiana combinando un panel di utenti con dati censuari raccolti sui siti e sulle app degli editori aderenti. L’output sono le stime di utenti unici, tempo speso e pagine viste dei principali editori digitali: la valuta con cui i publisher vendono la propria audience agli investitori.

La misurazione del web è tecnicamente più tormentata di quella televisiva: la frammentazione dei dispositivi, i browser che limitano i cookie e le normative sulla privacy hanno reso il conteggio degli “utenti unici” un esercizio sempre più sofisticato. È il motivo per cui il mercato spinge verso sistemi ibridi panel più censuari e verso metriche di qualità dell’attenzione, oltre il semplice conteggio dei contatti.

Per chi lavora in un’azienda o in agenzia, la conseguenza operativa è una: i dati “ufficiali” di mercato (Auditel, Audicom) e i dati analytics interni non coincidono e non devono coincidere. I primi servono a confrontare editori diversi con lo stesso metro e a negoziare gli spazi; i secondi a ottimizzare le proprie campagne. Confonderli è un errore frequente, che nella nostra guida ai KPI da monitorare per ogni canale digitale suggeriamo di evitare tenendo separati benchmark di mercato e metriche di campagna.

Perché questi numeri muovono i soldi

Il punto di fondo è che share e utenti unici non sono statistiche: sono prezzi. Il listino di una concessionaria televisiva si costruisce sugli ascolti attesi dei programmi; il CPM di un editore online si difende con i dati di audience certificata. Quando Auditel pubblica i dati di un flop, il valore commerciale degli spazi di quel programma scende nel giro di ore. È anche il motivo per cui le metodologie di misurazione sono terreno di battaglia permanente: ogni cambiamento di metodo ridistribuisce valore tra gli operatori.

Chi compra pubblicità dovrebbe trarne una regola pratica: pretendere sempre di sapere su quale fonte si basano i numeri che gli vengono presentati. “Due milioni di spettatori” può essere un dato Auditel, una stima interna o una somma disinvolta di visualizzazioni: non sono la stessa cosa, e la differenza si paga in fase di negoziazione.

Domande frequenti

Come fa Auditel a sapere cosa guardo in TV?

Non lo sa, a meno che la tua famiglia non faccia parte del panel. Auditel misura un campione di oltre 16.000 famiglie rappresentative della popolazione, dotate di un meter che registra il canale sintonizzato e i componenti presenti davanti allo schermo. I dati nazionali sono un’espansione statistica di questo campione.

Che differenza c’è tra share e ascolti (AMR)?

L’AMR è il numero medio di spettatori di un programma minuto per minuto, in valore assoluto. Lo share è la percentuale di quegli spettatori sul totale delle persone che stavano guardando la TV nello stesso momento. Un programma notturno può avere share alto con pochi spettatori, perché la platea totale a quell’ora è piccola.

Cosa misura la total audience di Auditel?

La total audience integra gli ascolti del televisore tradizionale con le visioni dei contenuti televisivi su dispositivi digitali: smart TV connesse, smartphone, tablet e computer. La rilevazione digitale è censuaria, basata su codici di misurazione integrati nei player delle emittenti, e permette di valutare la platea complessiva di un contenuto su tutti gli schermi.

Chi misura l’audience dei siti web in Italia?

La misurazione di mercato è affidata ad Audicom, evoluzione di Audiweb, che combina panel e dati censuari per stimare utenti unici e tempo speso dei principali editori online italiani. Questi dati sono la base con cui i publisher vendono i propri spazi pubblicitari, e non vanno confusi con gli analytics interni di ciascun sito.