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Intelligenza Artificiale

Etica e limiti dell’AI nel marketing: rischi, bias e best practice

Redazione
· · 18 min di lettura

L’adozione dell’Intelligenza Artificiale Generativa ha innescato un paradosso aziendale senza precedenti. Da un lato, la tecnologia ha democratizzato la creazione di contenuti complessi e l’analisi predittiva dei comportamenti di acquisto. Dall’altro, ha spalancato le porte a rischi reputazionali, legali e operativi che i dipartimenti marketing non sono ancora preparati a gestire. I numeri parlano chiaro: secondo i recenti report di McKinsey, oltre il 70% dei professionisti utilizza regolarmente strumenti di AI generativa sul posto di lavoro, ma meno del 20% delle aziende ha implementato una policy ufficiale per regolamentarne l’uso. Questa asimmetria tra adozione tecnologica e governance espone i brand a vulnerabilità critiche.

I direttori marketing e i consulenti legali si trovano oggi ad affrontare una zona grigia normativa e procedurale. Delegare la produzione di una campagna o l’ottimizzazione di un funnel a un algoritmo significa cedere parte del controllo editoriale e decisionale a sistemi opachi. L’obiettivo di questa analisi è sezionare i rischi tangibili legati all’uso dell’AI nelle strategie digitali, analizzare le cause profonde dei bias algoritmici, comprendere le attuali regolamentazioni e fornire framework operativi rigorosi per proteggere la proprietà intellettuale e la fiducia dei consumatori.

Cos’è l’Etica dell’Intelligenza Artificiale nel Marketing?

L’etica applicata all’AI non si esaurisce nel mero rispetto delle normative vigenti. Si tratta di un’impalcatura filosofica e operativa che definisce il confine tra la persuasione legittima e la manipolazione algoritmica. Un marketing guidato da principi etici impone che l’uso della tecnologia rispetti l’autonomia decisionale dell’utente, garantisca l’equità di trattamento e mantenga una rigorosa etica dei dati. Significa progettare sistemi che non sfruttino le vulnerabilità psicologiche dei consumatori per massimizzare le conversioni a breve termine.

Esiste una linea di demarcazione netta tra un’integrazione tecnologica responsabile e la pratica ingannevole dell’AI-washing. Quest’ultima si verifica quando le aziende etichettano come “guidati dall’Intelligenza Artificiale” prodotti o servizi che utilizzano semplici automazioni basate su regole statiche, al solo scopo di cavalcare l’hype mediatico. L’AI-washing erode la fiducia del mercato e svaluta le innovazioni reali. Al contrario, un uso etico richiede di dichiarare apertamente i limiti dei propri strumenti e di assumersi la responsabilità delle decisioni prese dalle macchine per conto del brand.

La vera sfida etica risiede nell’opacità dei modelli linguistici e decisionali. I sistemi di deep learning operano spesso come “scatole nere”, rendendo quasi impossibile per un marketer spiegare l’esatto percorso logico che ha portato a una specifica raccomandazione di prodotto o alla generazione di un determinato copy. Adottare un approccio etico significa rifiutare l’implementazione di algoritmi di cui non si comprende il funzionamento di base, ponendo l’integrità del marchio al di sopra della semplice efficienza estrattiva.

I Limiti Strutturali dell’AI nelle Strategie Digitali (Cosa NON può fare)

Il dibattito pubblico tende ad attribuire alle macchine capacità cognitive che non possiedono. L’Intelligenza Artificiale Generativa è un formidabile motore probabilistico, progettato per indovinare la parola o il pixel successivo in base a pattern statistici. Non pensa, non prova emozioni e non comprende il significato intrinseco di ciò che produce. Questa totale mancanza di intelligenza emotiva ed empatia rappresenta un limite strutturale invalicabile per le campagne che richiedono una profonda connessione umana. L’AI può simulare il tono di voce della tristezza o dell’entusiasmo, ma fallisce miseramente nel leggere il “sentiment” culturale profondo, l’ironia complessa o i tabù sociali non documentati nei suoi dati di addestramento.

Dal punto di vista della pianificazione, l’AI è priva di pensiero strategico laterale. Essendo una tecnologia derivativa, il Machine Learning crea output combinando frammenti di informazioni preesistenti. Può ottimizzare una campagna esistente o generare mille varianti di un concetto noto, ma non è in grado di produrre insight creativi di rottura, quelli che ridefiniscono un’intera categoria di mercato. La vera innovazione richiede un salto logico e un’assunzione di rischio che un sistema progettato per minimizzare l’errore statistico non può compiere.

Un ulteriore ostacolo operativo è l’obsolescenza dei dati. I grandi modelli linguistici (LLM) presentano un cut-off temporale preciso, ovvero una data limite oltre la quale non hanno assimilato nuove informazioni. Sebbene le tecniche di Retrieval-Augmented Generation (RAG) stiano mitigando questo problema permettendo ai modelli di interrogare database esterni in tempo reale, l’AI di base rimane ancorata al passato. Affidare a questi strumenti l’analisi di trend emergenti o la gestione di comunicazioni di crisi in tempo reale senza un rigoroso controllo umano significa esporsi a valutazioni anacronistiche e decisioni fuori contesto.

I Rischi Principali: Cosa succede quando l’AI nel Marketing fallisce?

Privacy, Gestione dei Dati e Conformità (GDPR)

L’efficacia dell’AI si basa sulla fagocitazione di enormi moli di dati, un’esigenza che entra in rotta di collisione diretta con le rigide normative sulla privacy. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) impone la minimizzazione dei dati, il consenso esplicito e il diritto all’oblio. I modelli di AI, al contrario, tendono a memorizzare le informazioni in modo permanente all’interno dei loro pesi sinaptici, rendendo tecnicamente complesso “cancellare” il dato di un singolo utente una volta che il modello è stato addestrato.

Il rischio più insidioso si annida nelle operazioni quotidiane. Inserire dati sensibili aziendali, liste di clienti (First-Party Data) o strategie coperte da NDA all’interno dei prompt di strumenti pubblici, come la versione gratuita di ChatGPT, costituisce una gravissima violazione della sicurezza. I fornitori di queste tecnologie possono utilizzare le conversazioni degli utenti per addestrare le iterazioni future dei loro modelli. Ciò significa che i dati riservati di un’azienda potrebbero inavvertitamente emergere come risposta generata per un utente terzo, magari un concorrente diretto, innescando sanzioni legali devastanti.

Copyright e Proprietà Intellettuale nell’AI Generativa

Il vuoto normativo attorno alla Proprietà Intellettuale sta generando un campo minato per i direttori creativi e le agenzie. La domanda centrale rimane irrisolta: a chi appartiene un’immagine o un testo generato da un algoritmo? Attualmente, lo United States Copyright Office ha stabilito un precedente chiaro rifiutando di registrare opere generate esclusivamente da macchine, sancendo che la paternità umana è un requisito imprescindibile per la tutela del diritto d’autore. Questo significa che un brand non possiede l’esclusiva legale su un logo o un visual generato interamente da Midjourney o DALL-E, lasciandolo esposto al libero utilizzo da parte di terzi.

Il rovescio della medaglia riguarda l’infrazione del copyright altrui. Le cause legali miliardarie in corso, come quella intentata dal The New York Times contro Open AI per l’uso non autorizzato di milioni di articoli coperti da diritto d’autore, o l’azione di Getty Images contro Stability AI, evidenziano il rischio sistemico. I marketer che utilizzano output generati dall’AI per campagne commerciali rischiano di distribuire materiali che contengono cloni o rielaborazioni troppo esplicite di opere protette, subendo richieste di risarcimento per plagio involontario.

Allucinazioni dell’AI e Danni alla Brand Reputation

I modelli linguistici sono progettati per fornire risposte plausibili e sintatticamente corrette, non necessariamente vere. Quando il sistema non possiede l’informazione richiesta, tende a confabulare, inventando fatti, dati o normative e presentandoli con assoluta certezza. Questo fenomeno tecnico è noto come “Allucinazione AI”. Nel contesto del marketing e del customer care, l’allucinazione si traduce in un danno diretto alla brand reputation e in un potenziale onere finanziario.

Il caso giurisprudenziale del chatbot di Air Canada rappresenta l’esempio definitivo di questo rischio. Il sistema automatizzato della compagnia aerea ha inventato di sana pianta una politica di rimborso per voli in lutto, fornendo informazioni errate a un passeggero. Quando il cliente ha richiesto il rimborso promesso dal bot, l’azienda si è rifiutata di pagare, sostenendo di non essere responsabile per le risposte dell’AI. Il tribunale ha condannato Air Canada, stabilendo che le aziende sono legalmente responsabili delle informazioni fornite dai propri agenti artificiali. Implementare l’AI senza filtri di verifica significa scommettere la credibilità dell’azienda sull’accuratezza statistica di un algoritmo.

Il Problema dei Bias Algoritmici nel Marketing (Pregiudizi Nascosti)

Come nascono i Bias nei modelli di Machine Learning

L’assunto che l’Intelligenza Artificiale sia neutrale e oggettiva è tecnicamente falso. I sistemi di Machine Learning operano secondo il principio inflessibile del “Garbage In, Garbage Out”. L’algoritmo apprende analizzando immensi dataset estratti da internet, che contengono decenni di storia umana, compresi i suoi pregiudizi sistemici, gli stereotipi culturali e le disuguaglianze sociali. Il Bias Cognitivo umano viene così codificato, amplificato e restituito sotto forma di output automatizzato.

Se un modello viene addestrato su un archivio storico in cui le posizioni di leadership aziendale sono state prevalentemente occupate da uomini, l’algoritmo dedurrà statisticamente che la parola “leader” è correlata al genere maschile. Non c’è malizia nel codice, ma una pura inferenza matematica basata su dati sbilanciati. Riconoscere l’origine di questi pregiudizi è il primo passo obbligato per i marketer che desiderano evitare di perpetuare narrazioni discriminatorie attraverso le proprie campagne.

Esempi Reali di Bias nel Targeting e nelle Campagne

Le conseguenze pratiche dei bias si manifestano quotidianamente nella generazione di contenuti e nella distribuzione pubblicitaria. Sul fronte creativo, i test condotti sui principali generatori di immagini rivelano distorsioni evidenti. Richiedendo a un’AI di generare l’immagine di un “CEO di successo”, il sistema produrrà quasi invariabilmente il ritratto di un uomo bianco in giacca e cravatta. Al contrario, chiedendo la rappresentazione di un “assistente personale”, l’output si orienterà verso figure femminili. Utilizzare questi strumenti senza un prompt engineering consapevole distrugge gli sforzi di diversity e inclusione portati avanti dai brand.

Ancora più grave è l’impatto dei bias negli Algoritmi di Raccomandazione e nel Programmatic Advertising. Piattaforme social come Meta hanno affrontato indagini severe per algoritmi di delivery che escludevano specifiche demografiche dalla visualizzazione di determinati annunci. Sono emersi casi in cui annunci per posizioni lavorative ad alto reddito venivano mostrati prevalentemente a utenti di sesso maschile, o inserzioni immobiliari che escludevano minoranze etniche basandosi su inferenze geografiche (una forma digitale del “redlining”). Affidare il targeting esclusivamente alle logiche di massimizzazione del CTR dell’AI può portare l’azienda a infrangere le leggi antidiscriminazione.

Sentiment Analysis e AI Predittiva: Applicazioni Specifiche e Limiti

Oltre al targeting pubblicitario, i bias algoritmici possono inficiare altre applicazioni avanzate dell’AI nel marketing. La Sentiment Analysis, ad esempio, utilizza l’elaborazione del linguaggio naturale per monitorare in tempo reale le opinioni sui brand sui social media, fornendo un early warning prezioso per le crisi reputazionali. Tuttavia, questi sistemi faticano enormemente a decodificare il sarcasmo, l’ironia, i dialetti o il contesto culturale specifico, rischiando di classificare erroneamente il sentiment di un’intera campagna.

Un’altra area critica è la previsione del Churn Rate. I modelli di Machine Learning analizzano i comportamenti degli utenti per identificare chi è a rischio di abbandono. Se i dati storici contengono pregiudizi, l’algoritmo potrebbe penalizzare interi segmenti demografici, escludendoli dalle offerte di retention e creando una profezia che si autoavvera.

Infine, il Dynamic Pricing (prezzatura dinamica automatizzata) solleva questioni etiche rilevanti. Se un algoritmo decide di alzare i prezzi in base alla profilazione comportamentale o alla geolocalizzazione dell’utente, il confine tra ottimizzazione del profitto e discriminazione dei prezzi diventa estremamente sottile. L’etica dell’AI nel marketing impone di monitorare costantemente questi modelli per garantire equità e trasparenza verso il consumatore.

Best Practice: Framework per un Marketing AI-Driven Etico e Sicuro

L’approccio “Human-in-the-Loop” (HITL)

Per neutralizzare i rischi legali e reputazionali, le aziende devono abbandonare l’illusione dell’automazione totale e adottare il framework Human-in-the-Loop (HITL). Questo approccio metodologico stabilisce che l’Intelligenza Artificiale deve funzionare esclusivamente come un copilota ad alte prestazioni, mai come un autopilota indipendente. L’essere umano rimane il decisore finale, inserito in punti di controllo critici lungo l’intera catena di produzione.

L’applicazione pratica dell’HITL nel marketing richiede passaggi inamovibili. Inizia con il briefing iniziale, dove lo strategist definisce i confini del prompt (i cosiddetti “guardrails”). Segue la fase di generazione, immediatamente sottoposta a un rigoroso fact-checking umano per individuare eventuali allucinazioni. Il terzo passaggio è la revisione del tono di voce (ToV), essenziale per correggere la piattezza stilistica tipica degli output automatizzati. Infine, l’approvazione finale deve essere firmata da un responsabile che si assume la paternità legale e morale del contenuto prima della pubblicazione.

Trasparenza e Consenso: Dichiarare l’uso dell’AI

La manipolazione della realtà attraverso contenuti sintetici impone nuovi standard di trasparenza verso i consumatori. L’utente ha il diritto di sapere se sta interagendo con un operatore umano o con un bot, o se l’immagine iper-realistica di un prodotto è frutto di una fotografia o di una generazione algoritmica. L’assenza di chiarezza su questo fronte non solo danneggia la fiducia, ma attira l’attenzione dei regolatori.

Le principali piattaforme di distribuzione stanno già imponendo regole ferree. YouTube, TikTok e Meta richiedono esplicitamente ai creator e agli inserzionisti di utilizzare etichette specifiche (Labeling) per i contenuti fotorealistici generati dall’AI. L’implementazione di tecnologie di Watermarking (filigrane digitali invisibili incorporate nei file) sta diventando lo standard industriale per rintracciare l’origine sintetica dei media e arginare la proliferazione dei Deepfake. I brand devono integrare queste pratiche di etichettatura nei loro flussi di lavoro standardizzati.

Creare una “Corporate AI Policy” Interna

L’anarchia operativa è il nemico principale della sicurezza aziendale. Ogni dipartimento marketing, agenzia di comunicazione o media company deve redigere, implementare e far firmare ai propri dipendenti una Corporate AI Policy chiara e vincolante. Questo documento non deve essere un vago manifesto etico, ma un manuale operativo che traccia i confini esatti di ciò che è permesso e ciò che è vietato.

Una policy robusta deve includere obbligatoriamente i seguenti elementi strutturali:

  • Whitelist degli strumenti autorizzati: Un elenco specifico dei tool AI approvati dall’IT e dall’ufficio legale (es. versioni Enterprise di ChatGPT che garantiscono la non ritenzione dei dati).
  • Protocollo di sicurezza dei dati: Divieto assoluto di inserire dati personali dei clienti, informazioni finanziarie, codice sorgente proprietario o documenti coperti da NDA all’interno di qualsiasi prompt.
  • Procedure di revisione: L’obbligo di passare ogni testo generato attraverso software anti-plagio e di sottoporre i visual a controlli anti-bias prima della messa in produzione.
  • Allineamento al Brand Purpose: Linee guida su come addestrare i modelli personalizzati per mantenere intatti i valori aziendali, evitando che la ricerca dell’efficienza comprometta l’identità del marchio.

Normative e Futuro: L’Impatto dell’EU AI Act sul Marketing

Il panorama legale sta subendo una trasformazione radicale con l’entrata in vigore dell’EU AI Act, il primo quadro normativo globale e vincolante sull’Intelligenza Artificiale. Questa legislazione europea abbandona l’approccio del laissez-faire tecnologico per adottare una struttura rigorosamente “basata sul rischio”. I sistemi AI vengono classificati in categorie che vanno dal rischio minimo al rischio inaccettabile, imponendo obblighi di conformità proporzionali all’impatto potenziale sui diritti fondamentali dei cittadini.

Per i professionisti del marketing, le implicazioni sono immediate e severe. L’AI Act vieta categoricamente le pratiche di Intelligenza Artificiale che utilizzano tecniche subliminali per alterare il comportamento di una persona in modo da causare danni fisici o psicologici, o che sfruttano le vulnerabilità di specifici gruppi demografici. Questo impone una profonda revisione delle strategie di Personalizzazione Predittiva e del neuromarketing automatizzato. Se un algoritmo di raccomandazione spinge l’utente verso acquisti compulsivi sfruttando pattern comportamentali legati a stati d’ansia o dipendenza, l’azienda rischia sanzioni che possono raggiungere percentuali significative del fatturato globale. La conformità normativa diventa, di fatto, un asset strategico essenziale.

L’Equilibrio tra Innovazione e Responsabilità

L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nel marketing richiede un approccio analitico e privo di fanatismi tecnologici. Gli algoritmi offrono una potenza di calcolo e una velocità di esecuzione in grado di abbattere i costi di produzione e iper-segmentare le audience su scale fino a ieri inimmaginabili. Tuttavia, l’efficienza non può sostituire l’efficacia, e la velocità di esecuzione non compensa la mancanza di visione strategica. I rischi legati alla violazione del copyright, alla gestione opaca dei dati e alla propagazione dei bias algoritmici sono minacce concrete che richiedono una governance severa.

I brand destinati a dominare il mercato non saranno quelli che delegheranno interamente la propria voce alle macchine, ma quelli che utilizzeranno l’AI per amplificare le capacità umane. La creatività di rottura, la comprensione delle sfumature culturali e l’assunzione di responsabilità etica rimangono un monopolio strettamente umano. Implementare policy aziendali rigide, adottare framework Human-in-the-Loop e garantire la massima trasparenza verso i consumatori sono le uniche difese valide contro la mercificazione del brand.

Vuoi proteggere la tua azienda dai rischi legali e operativi dell’Intelligenza Artificiale? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti costanti sull’evoluzione dell’EU AI Act e scarica il nostro Template gratuito per strutturare oggi stesso la tua Corporate AI Policy aziendale.

I Vantaggi dell’AI nel Marketing: Automazione, Analisi Predittiva e ROI

Prima di analizzare i rischi, è innegabile riconoscere che l’intelligenza artificiale nel marketing offre opportunità di crescita senza precedenti. Secondo recenti stime di McKinsey, l’integrazione dell’AI generativa può aumentare la produttività dei team marketing fino al 40%, liberando risorse preziose da dedicare alla strategia.

Il primo grande vantaggio risiede nell’automazione delle attività ripetitive. Dalla gestione delle campagne di email marketing allo scheduling sui social media, fino all’A/B testing automatizzato, l’AI riduce drasticamente i tempi operativi.

I modelli di Machine Learning eccellono inoltre nell’analisi predittiva e nella segmentazione avanzata del pubblico, identificando pattern di comportamento invisibili all’occhio umano. Un altro pilastro è l’integrazione tra AI e CRM, che permette una personalizzazione della customer experience su larga scala. I sistemi intelligenti possono suggerire prodotti pertinenti, ottimizzare i funnel di vendita e migliorare il servizio clienti.

A livello pubblicitario, algoritmi di dynamic pricing e bidding automatizzato ottimizzano il ROI in tempo reale, allocando il budget sui canali più performanti. Infine, l’AI è fondamentale per la previsione del churn rate (tasso di abbandono) e per lo sviluppo di strategie di retention proattive, intercettando i clienti a rischio prima che lascino il brand.

Cosa l’AI PUÒ fare vs Cosa NON PUÒ fare nel Marketing

Capacità dell’AI (Cosa PUÒ fare) Limiti dell’AI (Cosa NON PUÒ fare)
Analisi predittiva e segmentazione dati Comprensione emotiva e culturale profonda
Generazione di contenuti su scala Creatività di rottura e pensiero laterale
Ottimizzazione A/B testing in tempo reale Definizione della brand strategy e dei valori
Dynamic pricing automatizzato Giudizio etico e gestione delle crisi reputazionali
Automazione email e gestione CRM Costruzione di relazioni umane autentiche

Proprio perché i vantaggi operativi ed economici sono enormi, è fondamentale comprendere i limiti strutturali e i rischi etici dell’AI. Solo con una governance rigorosa è possibile sfruttare queste potenzialità in modo responsabile e sostenibile nel lungo periodo.

Casi Studio Reali: Quando l’AI nel Marketing Ha Fallito

Per comprendere la portata dei rischi legati all’intelligenza artificiale, è utile analizzare episodi in cui l’assenza di supervisione ha generato danni concreti. Ecco tre casi studio emblematici.

1. Il caso Amazon Recruiting AI (2018)

Cosa è successo: Amazon ha sviluppato un sistema di screening dei CV basato su AI. Il modello è stato addestrato sui curriculum ricevuti dall’azienda nei 10 anni precedenti, in maggioranza appartenenti a candidati uomini.

Impatto: L’AI ha iniziato a penalizzare sistematicamente le candidature femminili, declassando i CV che contenevano la parola “femminile”.

Lezione appresa: I dati storici perpetuano le discriminazioni passate. Un bias nei dati di addestramento si traduce inevitabilmente in un bias algoritmico.

2. Il caso Google Gemini (2024)

Cosa è successo: Nel tentativo di correggere i bias razziali tipici dei generatori di immagini, Google ha impostato parametri di diversità molto rigidi nel suo modello Gemini.

Impatto: Il sistema ha generato immagini storicamente inaccurate (es. soldati nazisti o padri fondatori americani multietnici), costringendo Google a sospendere la funzione.

Lezione appresa: L’over-correction (eccesso di correzione) dei bias è un rischio tanto quanto il bias stesso, poiché distorce la realtà e mina l’affidabilità dello strumento.

3. Il caso Air Canada Chatbot (2024)

Cosa è successo: Il chatbot del servizio clienti di Air Canada ha inventato di sana pianta una politica di rimborso per voli in lutto, fornendo informazioni errate a un passeggero.

Impatto: L’azienda si è rifiutata di pagare, ma il tribunale l’ha condannata a rimborsare il cliente, stabilendo che i brand sono legalmente responsabili per le risposte dei propri agenti artificiali.

Lezione appresa: Le allucinazioni dell’AI non sono solo errori tecnici, ma comportano conseguenze legali ed economiche dirette.

Questi esempi dimostrano un principio fondamentale: delegare ciecamente processi decisionali o interazioni con il pubblico a un algoritmo, senza un solido framework etico e umano, espone il brand a vulnerabilità critiche.

FAQ: Domande Frequenti sull’Etica dell’AI nel Marketing

Quali sono i principali rischi dell’intelligenza artificiale nel marketing?

I principali rischi includono: violazioni della privacy e non conformità al GDPR, problemi di copyright sui contenuti generati dall’AI, allucinazioni che danneggiano la brand reputation, bias algoritmici nel targeting pubblicitario che possono discriminare segmenti di utenti, e l’AI-washing che erode la fiducia dei consumatori.

Cos’è un bias algoritmico nel marketing e come si previene?

Un bias algoritmico è un pregiudizio sistematico nei risultati di un modello di AI causato da dati di addestramento sbilanciati o incompleti. Nel marketing può portare a escludere intere fasce demografiche dal targeting o a mostrare annunci discriminatori. Si previene con audit periodici dei dataset, approccio Human-in-the-Loop e policy aziendali dedicate.

Come impatta l’EU AI Act sulle strategie di marketing?

L’EU AI Act classifica i sistemi di AI per livello di rischio. Per il marketing, impone obblighi di trasparenza nella comunicazione AI-generated, limita l’uso di tecniche di manipolazione subliminale e richiede la documentazione dei sistemi decisionali automatizzati usati per profilazione e targeting.

L’AI può sostituire un team di marketing?

No. L’AI è un potente strumento di supporto ma ha limiti strutturali: manca di intelligenza emotiva, pensiero strategico laterale e comprensione culturale profonda. L’approccio più efficace è quello Human-in-the-Loop dove l’AI automatizza attività ripetitive e analisi dati, mentre il team umano mantiene il controllo su strategia, creatività e governance etica.

I contenuti generati dall’AI sono protetti da copyright?

Attualmente la situazione è incerta. Lo US Copyright Office ha stabilito che le opere generate interamente dall’AI non sono proteggibili. In Europa, il diritto d’autore richiede un’opera originale frutto dell’ingegno umano. Inoltre, l’AI generativa può violare il copyright di terzi riproducendo frammenti di opere presenti nei dati di addestramento.