Nei progetti web la maggior parte delle controversie non nasce da un lavoro fatto male. Nasce da tre situazioni che si ripetono con una regolarità impressionante: i contenuti del cliente che non arrivano mai, il progetto che non viene mai dichiarato concluso, e la scoperta — mesi dopo — che il dominio è intestato a qualcun altro.
Sono tutte e tre situazioni prevedibili, e tutte e tre si risolvono con clausole che occupano poche righe. Il problema è che i modelli di contratto in circolazione si concentrano sulla descrizione del sito e trascurano proprio queste, che sono le uniche che entrano in gioco quando qualcosa va storto.
Che tipo di contratto è
La realizzazione di un sito web si inquadra di norma come appalto di servizi o come contratto d’opera, a seconda che il fornitore sia un’impresa organizzata o un professionista che lavora prevalentemente da solo. La distinzione ha rilievo pratico soprattutto sulla disciplina applicabile in materia di collaudo e di garanzia per i vizi dell’opera.
In entrambi i casi si tratta di un’obbligazione di risultato: il fornitore si obbliga a consegnare un’opera conforme a quanto pattuito. Questo la distingue nettamente dalla consulenza SEO o dalla gestione dei social, dove l’esito dipende da fattori non controllabili. Qui l’esito è il sito, ed è verificabile.
Proprio per questo diventa decisivo definire con precisione cosa significa «conforme a quanto pattuito», ed è la ragione per cui l’allegato con le specifiche vale più dell’intero corpo del contratto. Va anche detto con chiarezza cosa resta fuori: il posizionamento nei motori di ricerca, i risultati commerciali del sito e la produzione dei contenuti non sono compresi salvo che siano espressamente inclusi. È il fraintendimento più costoso della categoria, quello del cliente convinto di aver comprato anche la visibilità.
Le clausole che fanno davvero la differenza
1. Cosa succede se i contenuti non arrivano
È la causa numero uno dei progetti che si trascinano per un anno, e non è un problema tecnico. Il fornitore consegna la struttura, il cliente deve mandare testi e immagini, i testi non arrivano, il progetto resta in sospeso, il saldo non viene fatturato e nel frattempo il fornitore ha impegnato capacità produttiva che non può recuperare.
La clausola che risolve prevede tre cose: un termine entro cui il cliente consegna i materiali, la proroga automatica dei termini del piano per un periodo pari al ritardo, e la facoltà del fornitore di sospendere l’esecuzione e fatturare le fasi completate se il ritardo si protrae oltre un limite definito. Va aggiunto che la ripresa delle attività è subordinata alla disponibilità organizzativa del fornitore: un progetto fermo quattro mesi non riparte il giorno dopo, perché nel frattempo l’agenda si è riempita.
2. Il collaudo e l’accettazione
Un progetto che non viene mai formalmente accettato è un progetto in cui il saldo resta sospeso e le richieste di modifica non finiscono mai. La struttura corretta prevede un momento di verifica in ambiente di prova, un termine entro cui il cliente comunica per iscritto le difformità, e l’accettazione tacita se quel termine passa senza comunicazioni.
Serve poi la distinzione fra difformità e modifica: la difformità è lo scostamento rispetto alle specifiche e si corregge senza costi; la modifica è una cosa nuova e va quotata. Senza questa distinzione ogni desiderio sopravvenuto diventa un difetto da correggere in garanzia.
Va infine previsto che la messa in produzione o l’uso operativo equivalgano ad accettazione anche in assenza di collaudo formale. È la clausola che chiude i progetti che non finiscono mai: un sito online e usato da mesi non può essere considerato non consegnato. Restano ovviamente ferme le garanzie di legge sui vizi dell’opera.
3. Dominio, hosting e diritto alla copia
Il dominio deve essere intestato al cliente. Se per ragioni operative lo registra il fornitore, va previsto il trasferimento entro un termine definito. È una delle poche cose che, se vanno storte, possono bloccare completamente un’attività.
C’è però una clausola meno ovvia e altrettanto importante: il diritto del cliente di ottenere, su richiesta e senza costi ulteriori, una copia completa del sito e della base dati in formato standard. È quella che rende materialmente possibile cambiare fornitore. Senza di essa il cliente resta legato anche quando il rapporto non funziona più, e la dipendenza tecnica diventa una forma di vincolo commerciale.
4. Licenze e componenti di terzi
Un sito moderno è fatto in buona parte di pezzi che non appartengono a nessuna delle due parti: temi, estensioni, librerie, caratteri tipografici, immagini d’archivio, servizi esterni a canone. Sono costi ricorrenti che nei preventivi restano quasi sempre impliciti, e che il cliente scopre l’anno successivo quando arriva il primo rinnovo.
Il contratto deve elencarli nell’allegato con il costo e l’indicazione di chi li sostiene, e chiarire che il rinnovo alla scadenza è a cura del cliente. Sul piano della proprietà intellettuale va poi distinto ciò che viene ceduto — il progetto grafico e i materiali realizzati su misura — da ciò che resta soggetto alle licenze di terzi o alle librerie proprietarie del fornitore, sulle quali il cliente acquisisce una licenza d’uso limitata a quel sito.
5. Accessibilità: la clausola che nel 2026 non può mancare
È la novità più rilevante degli ultimi due anni e la ragione principale per cui un modello scaricato nel 2023 oggi è inadeguato. La normativa europea in materia di accessibilità dei prodotti e dei servizi ha iniziato ad applicarsi il 28 giugno 2025 e riguarda determinate categorie di operatori economici, fra cui in particolare i servizi di commercio elettronico, con esclusioni previste per le microimprese e sanzioni tutt’altro che simboliche.
Sul piano contrattuale il punto critico non è dichiarare che il sito sarà accessibile: è ripartire le responsabilità. Il fornitore può garantire la conformità di ciò che progetta e realizza; non può garantirla per i contenuti che il cliente carica dopo la consegna, per le modifiche apportate da terzi, per i componenti di terzi non modificabili o per i contenuti provenienti da servizi esterni integrati. Una clausola che promette conformità senza queste esclusioni è una promessa che non può essere mantenuta.
Vanno inoltre stabiliti il livello di conformità richiesto, il modo in cui viene verificato e a chi spetta predisporre e pubblicare la dichiarazione di accessibilità. E va chiarito che la verifica dell’applicabilità degli obblighi al caso concreto compete al cliente, perché dipende dalla sua dimensione e dal tipo di servizio offerto.
6. Cosa succede se il sito ne sostituisce uno esistente
Il rifacimento di un sito già indicizzato senza mappare i reindirizzamenti dagli indirizzi vecchi a quelli nuovi è la causa più comune di crolli di traffico dopo un restyling, e produce danni che richiedono mesi per essere recuperati. È anche uno dei problemi più facili da prevenire.
Il contratto deve dire se l’attività è compresa o quotata a parte — è indifferente, purché sia scritto — e deve prevedere una verifica nei giorni successivi alla messa in produzione. Va aggiunto che il fornitore non garantisce il mantenimento delle posizioni precedenti, che dipendono da fattori non controllabili.
7. Le revisioni e le varianti
Un numero definito di cicli di revisione per la fase grafica e per quella di realizzazione, con la precisazione che le revisioni eccedenti sono compensate a parte. E soprattutto la distinzione fra revisione e variante: la richiesta che incide su architettura, funzioni o modelli di pagina già approvati non è una revisione, è un progetto nuovo che va quotato e ripianificato.
Serve anche la preclusione: l’approvazione di una fase impedisce di rimettere in discussione scelte già approvate, salvo quotazione separata. Senza questa clausola ogni fase resta aperta fino alla fine e la pianificazione diventa impossibile.
Scarica il fac-simile — edizione agosto 2026
8 pagine, 18 articoli, due allegati: le specifiche del progetto da compilare voce per voce e il piano delle fasi con termini e pagamenti. Il PDF per leggerlo, il Word per adattarlo.
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Download libero, nessuna registrazione richiesta. Fac-simile generico a scopo informativo: non è un parere legale e non sostituisce l’assistenza di uno studio legale specializzato.
Come strutturare pagamenti e fasi
La struttura più equilibrata prevede un anticipo alla firma, una tranche all’approvazione della progettazione grafica, una al collaudo e il saldo alla messa in produzione. L’anticipo protegge il fornitore dal cliente che sparisce dopo la prima fase; le tranche intermedie evitano che il rischio finanziario dell’intero progetto gravi su una sola delle parti.
Il piano delle fasi dovrebbe indicare, per ciascuna, cosa consegna il fornitore, entro quando, entro quanto il cliente deve dare riscontro e quale pagamento matura. È una tabella che occupa mezza pagina e che rende il progetto leggibile a entrambi: chi la compila con attenzione si accorge in anticipo dei punti in cui il progetto rischia di fermarsi.
Gli errori che si vedono più spesso
Il primo è il perimetro a numero aperto: descrivere il sito senza indicare quanti modelli di pagina, quante pagine e quante schede prodotto sono comprese nel caricamento. Un progetto da venti pagine diventa un progetto da duecento senza che il corrispettivo cambi.
Il secondo è non prevedere nulla per il ritardo del cliente. È l’unico rischio del progetto che il fornitore non può governare in alcun modo, ed è anche quello più frequente.
Il terzo è lasciare implicite le licenze. Il cliente scopre l’anno dopo di dover rinnovare tre abbonamenti di cui ignorava l’esistenza, e la scoperta avvelena un rapporto che fino a quel momento funzionava.
Il quarto è promettere accessibilità senza esclusioni, o al contrario ignorare del tutto la questione. Entrambe le posizioni espongono: la prima il fornitore, la seconda il cliente.
Il quinto è consegnare senza credenziali complete. Un cliente che non ha accesso amministrativo al proprio sito non è proprietario di nulla nei fatti, per quanto lo sia sulla carta.
Se il cliente è un consumatore
Capita più spesso di quanto si pensi: professionisti che aprono un sito personale, privati che avviano un progetto, associazioni. In quel caso si applicano le tutele del Codice del Consumo, fra cui il diritto di ripensamento per i contratti conclusi a distanza e limiti alle clausole considerate vessatorie, e la clausola sul foro esclusivo può non essere opponibile. Un modello pensato per rapporti fra imprese va adattato, e conviene farlo con l’assistenza di un legale.
Come usare il fac-simile
Il documento è pensato per essere compilato. Le parti fra parentesi quadre vanno riempite, le note in corsivo spiegano perché una clausola esiste e vanno cancellate dalla versione definitiva.
Le due sezioni che meritano più tempo sono gli allegati. L’Allegato A raccoglie le specifiche voce per voce — tipo di sito, modelli di pagina, numero di pagine caricate, funzioni, integrazioni, licenze, requisiti di accessibilità, materiali forniti dal cliente — ed è quello che definisce cosa il cliente riceve. L’Allegato B è il piano delle fasi con termini, riscontri e pagamenti. Un contratto compilato bene negli allegati regge anche se il corpo resta essenziale; il contrario non è mai vero.
Per il merito tecnico delle scelte che il contratto disciplina, sul blog trovi le guide su UX design, progettazione mobile-first, velocità del sito, accessibilità web e standard WCAG e migrazione senza perdere traffico. Se stai scegliendo a chi affidare il progetto, la selezione delle agenzie di web design in Italia è organizzata per provincia.
Gli altri fac-simile per chi lavora nel digitale
Tutti i modelli sono in PDF e in Word editabile, con download libero e una guida che spiega le clausole una per una: Contratto influencer · Contratto di consulenza SEO · Contratto social media manager · Contratto gestione campagne pubblicitarie · Contratto di consulenza web marketing · Contratto di sviluppo ecommerce · Contratto di manutenzione sito web · Accordo di riservatezza (NDA) · Nomina a responsabile del trattamento (GDPR) · Liberatoria per immagine, foto e video · Cessione dei diritti su contenuti e grafiche · Modello di preventivo e proposta commerciale. L’indice completo è nella pagina modelli e fac-simile di contratto.
Domande frequenti
A chi appartiene il sito una volta pagato?
A saldo integrale il cliente acquisisce i diritti di utilizzazione economica sul progetto grafico e sui materiali realizzati su misura. Restano invece soggetti alle rispettive licenze i componenti di terzi — temi, estensioni, caratteri, immagini — e le eventuali librerie proprietarie del fornitore, sulle quali il cliente ottiene una licenza d’uso limitata a quel sito. È una distinzione che va scritta, perché «il sito è mio» significa cose diverse a seconda dei pezzi che lo compongono.
Cosa succede se non consegno i contenuti in tempo?
Se il contratto è ben fatto, i termini del piano vengono prorogati per un periodo pari al ritardo, e oltre un certo limite il fornitore può sospendere l’esecuzione e fatturare le fasi completate. Va anche previsto che la ripresa dipenda dalla disponibilità organizzativa del fornitore: un progetto fermo per mesi non riparte il giorno successivo, perché nel frattempo la pianificazione si è riempita.
Il sito deve essere accessibile per legge?
Dipende da chi sei e da cosa offri. La normativa europea recepita in Italia impone requisiti di accessibilità a determinate categorie di operatori — in particolare per i servizi di commercio elettronico — con esclusioni previste per le microimprese, e si applica dal 28 giugno 2025. La verifica dell’applicabilità al caso concreto va fatta con un professionista, perché dipende da dimensione dell’impresa e tipo di servizio.
Chi è responsabile se il sito non è accessibile?
Il fornitore può garantire la conformità di ciò che progetta e realizza; non dei contenuti caricati dal cliente dopo la consegna, delle modifiche fatte da terzi o dei componenti esterni non modificabili. È esattamente questa ripartizione che il contratto deve scrivere: una clausola che promette conformità senza esclusioni è una promessa che nessuno può mantenere.
Quando il sito si considera consegnato?
Al collaudo con esito positivo, oppure decorso il termine di verifica senza che il cliente abbia comunicato difformità per iscritto. Il contratto dovrebbe aggiungere che la messa in produzione o l’uso operativo equivalgono ad accettazione anche in assenza di collaudo formale: è la clausola che impedisce a un progetto già online da mesi di restare formalmente aperto.
Il dominio deve essere intestato a me o all’agenzia?
Sempre al cliente. Se per ragioni operative viene registrato dal fornitore, il contratto deve prevedere il trasferimento dell’intestazione entro un termine definito. Vale la pena aggiungere anche il diritto di ottenere una copia completa del sito e della base dati in formato standard: è la clausola che rende materialmente possibile cambiare fornitore.
Cosa succede al traffico se rifaccio il sito?
Se gli indirizzi cambiano e non vengono mappati con i reindirizzamenti, il traffico organico crolla e servono mesi per recuperarlo. È il problema più comune dei restyling ed è anche il più facile da prevenire: il contratto deve indicare se l’attività di mappatura è compresa o quotata a parte, e prevedere una verifica nei giorni successivi alla pubblicazione.
Posso usare questo fac-simile così com’è?
È pensato per essere compilato e adattato, non firmato senza modifiche. È un modello generico che non conosce la complessità del tuo progetto, la natura del tuo cliente né gli obblighi di accessibilità e protezione dei dati che possono applicarsi al caso concreto. Prima di usarlo fallo verificare da uno studio legale specializzato in diritto digitale.
Avvertenza: il fac-simile e i contenuti di questa pagina hanno finalità informativa e divulgativa. Si tratta di un modello generico, non calibrato su un caso concreto: non costituisce un parere legale e non sostituisce l’assistenza di un professionista abilitato. La soluzione migliore resta sempre rivolgersi a uno studio legale specializzato in diritto digitale e contrattualistica d’impresa, che possa redigere un documento cucito su misura sulle caratteristiche del progetto, sul tipo di cliente e sul livello di rischio che si è disposti ad assumersi. Gli aspetti fiscali e previdenziali vanno sottoposti al proprio commercialista.